venerdì 29 maggio 2015

Lezioni d'italiano all'aperto

Attività di produzione orale.
Funzione comunicativa: chiedere per sapere / chiedere per conoscere.

Sono un'insegnante di italiano come L2 da molti anni e nella mia esperienza ho sperimentato diverse tipologie didattico-comunicative, anche a seconda della provenienza specifica dei componenti della classe.
A un certo punto è nata in me l'esigenza di fare e proporre attività più coinvolgenti e fuori dal classico schema della lezione frontale, nella quale lo studente si ritrova relegato, suo malgrado e a mio sentire, in un ruolo eccessivamente passivo-oppressivo.
A tale proposito ho letto recentemente un articolo nel quale si parla di una nuova metodologia didattica, nata negli Stati Uniti, che è stata chiamata flipped lesson, traduco liberamente lezione ribaltata o alla rovescia.
Qualcuno ne ha forse sentito parlare?
La lezione diventa in realtà un microlaboratorio nella quale si usano e confrontano metodologie già apprese. Diventerebbe così un momento di confronto della corretta acquisizione delle competenze, e mi domando se in qualche modo questa tipologia di apprendimento non possa essere applicata anche nell'insegnamento dell'italiano L2.


Amo quelle che chiamiamo lezioni partecipate e da qualche tempo penso a lezioni che si possano svolgere fuori dall'aula, immerse nella realtà e non nella meta-realtà della classe, dove l'insegnante assume su di sè un ruolo troppo centrale e auto-referenziale, nel difficile e spinoso rapporto contemporaneo di più relazioni da gestire. Il mio sogno adesso si chiama outdoor lesson o lezione all'aria aperta, da svolgere una volta a settimana.
Sono arrivata a questa idea perchè mi sembra che l'aula possa diventare a volte un luogo di eccessiva immobilità e passività, e seguendo la teoria del TPR (Total Phisical Response) sappiamo quanto l'apprendimento non sia solo un processo intellettivo ma anche e soprattutto un percorso di acquisizione emotiva.
Così un giorno ho seguito l'ispirazione e ho proposto agli studenti un'attività completamente nuova: ho spiegato come si sarebbe svolto il lavoro, che avrebbe preso il tempo necessario, forse più di un giorno e ho chiesto agli studenti il loro feed-back.
Ho chiesto se ognuno fosse d'accordo a sperimentare un'attività che si sarebbe svolta all'aperto e non in classe e tutti hanno risposto assai positivamente. L'attività consisteva nel costruire un'intervista nella quale formulare domande curiose su Firenze e sull'Italia, che poi gli allievi accompagnati da me avrebbero posto ai passanti.
Ho proposto anche di poter fare delle riprese video e di nuovo ho trovato tutti d'accordo.
Usare la telecamera dava a me la possibilità di uscire dal ruolo principale dell'insegnante, usare la mia creatività entrando nel panni di una neo-videomaker allo sbaraglio e anche poter poi – rivedendo il materiale- svolgere un ulteriore lavoro didattivo di commento e riflessione sul successo o meno del lavoro.
Le interviste piano piano sono state costruite e con il lavoro già pronto abbiamo aspettato che arrivasse un giorno di sole nel quale questa attività sarebbe stato ancora più piacevole, si piacevole, divertente e appagante. Credo che se si apprende in modo piacevole il risultato sia duplicato, anche se a volte non tutti apprezzano o capiscono al volo il senso di tale didattica.
Come potrete immaginare ero o meglio eravamo molto emozionati e per questo ancora più motivati nel nostro obiettivo. La parte più divertente è stata certo fermare i passanti e devo dire con molta sopresa che nessuno ci ha detto di no, anzi le persone erano felici di poter raccontare qualcosa sulla loro vita e sulla loro cultura e gli studenti felici di vedersi capaci di comunicare con persone diverse dal loro insegnante. Insomma un vero successo per me e i ragazzi, una piccola esperienza vissuta insieme, un'emozione non da poco.
Continuo a pensare di poter svolgere ancora altre attività fuori dell'aula e già un piccola idea, come un seme, germoglia.

Cristina Silori

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